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lunedì, 12 marzo 2018

cinema svizzero 201821 marzo 2018 - 15 maggio 2018

 

Per il secondo anno consecutivo, “Un po’ di cinema svizzero” deve fare a meno del contributo dell’Ufficio federale della cultura. Trattative sono in corso per cercare di rimediare a questa assurda e secondo noi incresciosa situazione, ma, si sa, i tempi della politica e della burocrazia non sono mai troppo veloci. Comunque abbiamo deciso ancora una volta di non demordere, perché come ripetiamo ormai da molti anni, questa è una delle rare occasioni per vedere in Ticino alcuni di quei film di cui si parla molto durante le Giornate di Soletta e poi in occasione della consegna dei Premi del cinema svizzero, ma che da noi solo pochi addetti ai lavori conoscono.
 

L’anno scorso accennavamo alla difficoltà di poter avere per la nostra rassegna tutti i film che avremmo voluto (perché certi distributori avevano preferito tentare l’uscita nelle sale e quindi consideravano “pericolose” commercialmente le nostre anteprime).

Quest’anno, sorprendentemente, tutto è filato liscio e abbiamo potuto mettere in cartellone i nostri film preferiti. Con un’unica eccezione, che però ha per una volta una motivazione plausibile: si tratta di Chris the Swiss di Anja Kofmel, uno dei più bei film dell’anno, un riuscito tentativo di fondere il cinema d’animazione con il documentario per raccontare un tragico episodio della guerra serbo-croata, presentato a Soletta in una versione non ancora del tutto compiuta e che potrebbe essere selezionato per Cannes 2018 e quindi non può uscire nelle sale prima di quella data. Ma ve lo consigliamo vivamente e speriamo che possa essere visto in agosto a Locarno.

Per il resto, e per una volta, presentiamo più film di finzione che documentari. Non che quest’ultimi fossero di scarsa qualità (tutt’altro, il documentario svizzero è sempre su livelli di eccellenza e rimane il fiore all’occhiello della nostra cinematografia), ma non avendo trovato ostacoli particolari nelle nostre scelte, ci è sembrato giusto gettare un occhio di riguardo sulle storie interpretate da attori, che non vuol certo dire non abbiano uno stretto legame con la realtà, svizzera e non solo. E in quest’ambito, ancora una volta, si conferma la netta superiorità del cinema prodotto nella Svizzera tedesca, soprattutto a Zurigo.

Siamo perciò felici di poter presentare al pubblico ticinese diversi fi lm nominati per il Premio del cinema svizzero: Blue my Mind di Lisa Brühlmann (sette nomination), Mario di Marcel Gisler (quattro), Dene wos guet geit di Cyril Schäublin e Vakuum di Christine Repond (una ciascuno), oltre a Et au pire, on se mariera di Léa Pool, che non era quest’anno nella lista dei nominabili (lo sarà presumibilmente l’anno prossimo).

Quattro i documentari in programma: Avant la fin de l’été di Maryam Goormaghtigh (pure nominato per i Quartz), Des moutons et des hommes di Karim Sayad (Prix de Soleure), Der Klang der Stimme di Bernard Weber (Premio del pubblico a Soletta) e Das Leben vor dem Tod di Gregor Frei, girato interamente in Valle di Blenio, un film che farà molto parlare di sé per il controverso tema che affronta. Completa il quadro dei documentari il corto En la boca di Matteo Gariglio, che pure è fra i nominati al Premio del cinema svizzero.

Quest’anno nessun film ticinese. Non potevamo certo riproporre Frontaliers Disaster, in vetta alla classifica degli incassi, e nemmeno Non ho l’età di Olmo Cerri né Il colore nascosto delle cose di Silvio Soldini, che hanno già fatto il loro giro nelle sale ticinesi. E altro a Soletta non c’era. Ma saremo lieti di ospitare lavori meritevoli, come abbiamo sempre fatto, nelle prossime edizioni di “Un po’ di cinema svizzero”, che ci impegneremo, che Berna lo voglia o no, a non lasciar morire.

 

Michele Dell’Ambrogio, Circolo del cinema Bellinzona

 

 

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