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domenica, 30 dicembre 2018

cinema dal mondo 2018LA VITA È UN SOGNO - IL CINEMA DI RICHARD LINKLATER
gennaio 2019 - aprile 2019

 

La scorsa primavera, nell’ambito del festival “Strange Days” dedicato agli anni Novanta, i Circoli del cinema di Bellinzona e di Locarno presentarono tra gli altri film in programma Before Sunrise – Prima dell’alba (1995) di Richard Linklater, primo tassello di quella che sarebbe poi diventata una trilogia che ha contribuito a far conoscere il regista texano, classe 1960, fuori dai confini degli States. In realtà, la prima intenzione era quella di proiettare Slacker (1991), secondo lungometraggio di Linklater ma di fatto il primo che attirò su di lui l’attenzione della critica, il “vero” ritratto della cosiddetta Generazione X, fatta di ventenni sfaccendati e logorroici, apatici e senza ambizioni, ripresi sull’arco di una loro giornata qualsiasi.

Ma dato che fu impossibile reperire una copia sottotitolata di quel film, si optò per l’incantevole Before Sunrise, nel quale un giovane americano (Ethan Hawke) e una giovane francese (Julie Delpy) si incontrano per caso su un treno e passano una notte insieme a Vienna, passeggiando per le vie della città e chiacchierando senza sosta, prima di riprendere ognuno il proprio viaggio e darsi appuntamento nello stesso luogo sei mesi dopo. I due attori, che sembrano improvvisare i loro dialoghi ma che in realtà seguono una sceneggiatura rigida scritta anche con la loro collaborazione (sebbene non siano citati nei credits), vengono seguiti nel loro peregrinare con interminabili piani sequenza, e il film nel suo complesso appare molto debitore del cinema di Eric Rohmer.

Sempre durante “Strange Days” fu poi presentato alla Biblioteca cantonale di Locarno il libro di Francesca Monti e Emanuele Sacchi Richard Linklater. La deriva del sogno americano, e fu proprio in quell’occasione che si concretizzò l’idea di una rassegna che facesse conoscere al pubblico ticinese l’opera di uno dei registi più significativi cresciuto alla fine del secolo scorso nella scena del cinema indipendente americano. Ancor più che per la già citata trilogia (dopo Before Sunrise, Linklater realizza nel 2004 Before Sunset e nel 2013 Before Midnight, sempre con gli stessi due attori che si rincontrano dapprima a Parigi e ritroviamo come coppia fissa con figli durante una vacanza in Grecia), la fama di Richard Linklater è senz’altro legata a quel film eccezionale che è Boyhood (2014), curioso esempio di una folle scommessa sperimentale (filmare sull’arco di dodici anni la crescita di un ragazzino, dalla prima infanzia sino alla fine del liceo, con gli stessi attori che invecchiano naturalmente, senza nessun trucco, nessuna sostituzione), che arriverà ad essere coronata con i premi più prestigiosi dell’establishment cinematografico (3 Golden Globe, un Oscar, 2 Independent Spirit Award , un Orso d’argento a Berlino).

Altri lo conosceranno per il suo film più “commerciale”, The School of Rock (2003), l’unico caso nella sua lunga filmografia di una produzione totalmente hollywoodiana, nella quale riesce comunque a far sentire il suo spirito fondamentalmente trasgressivo. Ma chi è veramente Richard Linklater? Nato, cresciuto e residente in Texas, tra Houston e Austin, quindi al di fuori sia del polo industriale hollywoodiano sia di quello intellettuale newyorkese, autodidatta e ossessivamente cinefilo (con un’attenzione particolare al cinema europeo), sperimentatore testardo nonostante i molti insuccessi commerciali, la sua personalità non è facile da definire e sfugge ad ogni comoda etichettatura. Non sappiamo nemmeno se questa nostra retrospettiva (parziale, perché per vari motivi, di reperibilità delle copie oltre che di calendario, comprende “solo” la metà della ventina di film realizzati in trent’anni di carriera) sarà in grado di rivelare l’identità autentica dell’autore, che rischia invece di apparire piuttosto contraddittoria, continuamente in bilico tra l’aspirazione all’indipendenza creativa e l’attrazione verso questo o quel tipo di cinema tradizionale, questo o quel genere cinematografico.

Lo spettatore non potrà fare a meno di percepire le profonde differenze fra un film e l’altro, e anche i loro esiti artistici altalenanti. Un po’ come nel caso di Robert Altman, non si potrà sempre parlare di capolavori: in alcuni casi, a seconda delle sensibilità e delle aspettative di ognuno, potrà essere il caso; in altri si potranno anche notare delle incompiutezze. Ma si dovrà comunque riconoscere a Linklater la volontà di una continua e non gratuita ricerca di nuove forme espressive e il suo inestinguibile impulso a non assoggettarsi ai canoni dominanti. Quasi tutti i suoi film nascono da un’unica ossessione, quella di riflettere sul tempo, quello reale e quello cinematografico.

Come notano giustamente Francesca Monti e Emanuele Sacchi nel loro libro, “il lavoro sul tempo condotto dal regista texano porta a riflettere sull’importanza di vivere l’istante, sulle relazioni del presente con il passato e il futuro, sulla soggettività del tempo, che tende a corrispondere poco a una concezione scientifica e lineare, e molto, invece, ai nostri incubi e desideri.

La fascinazione di Linklater per il mezzo cinematografico deriva in primis da questa possibilità di estendere, rallentare, elidere, accorciare e distorcere il tempo. O meglio, dall’illusione di poterlo fare”. La vita è un sogno, per l’appunto.

 

Michele Dell’Ambrogio, Circolo del cinema Bellinzona

 

 

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