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giovedì, 21 marzo 2018

cinema svizzero 2019UN PO' DI CINEMA SVIZZERO
25 marzo 2019 - 7 maggio 2019

 

Torna puntuale anche quest’anno la nostra selezione del meglio del cinema svizzero che si è potuto vedere alle Giornate di Soletta a fine gennaio. Quando questa rassegna inizierà a fine marzo – inizio aprile si conosceranno già i vincitori dei Quartz (gli “Oscar” del cinema nazionale), ma intanto annoveriamo con piacere nel nostro programma tre dei cinque nominati per la fiction (Ceux qui travaillent di Antoine Russbach, Der Läufer di Hannes Baumgartner e Fortuna di Germinal Roaux) e tre dei cinque nominati per il documentario (Chris the Swiss di Anja Kofmel, Genesis 2.0 di Christian Frei e Les dames di Stéphanie Chuat e Véronique Reymond).

Qualcuno potrebbe chiedersi perché non sono presenti tutti e dieci i film ritenuti i migliori dai membri dell’Accademia del cinema svizzero che hanno votato per le nomination. La risposta è presto data, anche se ogni singola esclusione ha ragioni diverse. Prima di tutto rivendichiamo il diritto di non sempre condividere le scelte dell’Accademia (è il caso, per i film di finzione, di Wolkenbruch di Michael Steiner, che ci è sembrato un film convenzionale e pervaso da un umorismo assai grossolano). Volentieri avremmo invece inserito Der Unschuldige di Simon Jaquemet, film “difficile” ma affascinante, ma il distributore ci ha richiesto un prezzo troppo alto per le nostre possibilità.

Quanto agli esclusi per il documentario, Eldorado di Markus Imhoof ha già fatto la sua uscita in quasi tutte le sale del Cantone, e A Female Pleasure la farà proprio in aprile e non possiamo che invitare il nostro pubblico ad andarlo a vedere. Per rimanere nel campo del documentario, da sempre il fiore all’occhiello del cinema svizzero, i film validi sono sempre in numero superiore a quello dei nominati: quindi ne abbiamo inserito altri che ci sembravamo particolarmente meritevoli, come Insulaire di Stéphane Goël e Blue Note Records – Beyond the Notes di Sophie Huber, nonché Fair Traders di Nino Jacusso, che probabilmente concorrerà per i Quartz solo l’anno prossimo.

E abbiamo anche ripreso, perché programmato nell’ambito della Festa Danzante, il Quartz dell’anno scorso (L’opéra de Paris di Jean-Stéphane Bron) e À l’école des philosophes di Fernand Melgar, che aprirà la rassegna a Bellinzona in una serata speciale in collaborazione con l’Associazione Franca, Pro Infirmis Ticino e ATGABBES.

Si diceva l’anno scorso che ci sembrava constatare una certa superiorità del cinema della Svizzera tedesca rispetto a quello romando. Ebbene, quest’anno si può assistere a un ritrovato equilibrio tra le produzioni delle due sponde della Sarine, al punto che sei degli undici film che presentiamo provengono dalla Svizzera francese. Un fatto che deve servire da monito a non prendere per tendenze irreversibili alcuni dati che appartengono invece alla sfera del contingente.
E il cinema ticinese, si chiederà qualcuno? Anche quest’anno non è presente nel calendario di “Un po’ di cinema svizzero”, ma questo non vuol dire che da noi non si realizzino (o si producano) fiction e documentari interessanti. Spesso però si sceglie (ed è comprensibile) l’uscita nelle sale: è il caso ad esempio di Cronofobia, opera prima di Francesco Rizzi, di cui pure consigliamo la visione. Oppure, in altri casi, film presentati a Soletta hanno già goduto del passaggio televisivo, come il documentario di Niccolò Castelli su Lara Gut.

Negli ultimi anni il nostro pubblico ha imparato a riconoscere il valore del cinema svizzero ed è accorso numeroso alle proiezioni. Ci auguriamo che anche quest’anno (un anno segnato dalla scomparsa di due grandi come Bruno Ganz e Claude Goretta) possa essere così. Siamo infatti fermamente convinti che chi vorrà vedere i film in programma non ne rimarrà deluso.

 

Michele Dell’Ambrogio, Circolo del cinema Bellinzona

 

 

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